Trovare una porta in un muro compatto – Il mio interesse politico per la fantascienza

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di Sara Pollice

La lettura di Ragazze elettriche e de Il racconto dell’ancella è stata per me un ritorno alla fantascienza. Avevo tredici anni quando mia madre mi iniziò alla lettura dei libri di Isaac Asimov e una pre-adolescenza confusa e triste si trasformò gradualmente in una delle realtà possibili a cui potevo sottrarmi, in cui potevo vivere, anche parzialmente. Grazie a quelle letture la mia mente si apriva a declinazioni molteplici che gettavano luce anche su quelle che all’epoca erano, a tutti gli effetti, le mie trappole esistenziali. L’assoluto di un’educazione cattolica unita alle pretese di controllo da parte di genitori senza un progetto famigliare (destino comune a molt* fino agli anni ’70 almeno) era mitigato dall’innamoramento di mondi alternativi.

Parlo sì di un’evasione (o escapismo), come ci insegna il discorso classico sulla fantascienza, della fuga in avanti per bypassare un presente scomodo, violento, incomprensibile, oppressivo, ma non solo. Incrociare nella lettura quelle possibilità di vita anche nella mia vita reale apriva i primi spiragli e la possibilità di agire con una certa autonomia per creare qualcosa di nuovo. Era possibile che in un muro compatto vedessi una porta o scoprissi che era meno alto di quello che credevo e scavalcarlo era possibile.

Gli effetti che hanno avuto le distopie femministe di Atwood e Alderman sulla me stessa adulta, femminista, operatrice antiviolenza, attivista, hanno le loro radici solide in quel respiro esistenziale.

Arrivando alla richiesta di Biblys, la biblioteca di Lucha y Siesta che assieme alla rivista femminista DWF ha organizzato Fuori Luogo. Fantascienza e femminismo – vi racconto del mio interesse politico per Ragazze elettriche, anche perché ne parleremo insieme a Lorenzo Gasparrini per questa rassegna il 26 ottobre.

Credo che questo romanzo sia prezioso. Per me lo è stato per vari motivi. Ne specifico due e li lascio aperti.

Il primo è che ha avuto il coraggio di esplicitare la neutralità dei meccanismi di potere, deludendo un po’ tutte le lettrici nel momento in cui la diffusione di un potere forte e schiacciante, appunto, tra le donne del romanzo diventa tale che Alderman potrebbe creare un’alternativa all’uso che ne fa l’uomo nella realtà. Poteva effettivamente creare l’ideale mondo femminile/matriarcale/femminista che tutte sogniamo, invece ha fatto un’altra cosa. Ci ha mostrato la nostra ombra e ce ne ha fatto un problema. Ma davvero pensiamo, sembra dirci, che le nostre diversità si azzererebbero se tutte avessimo le medesime (ma anche qui descrive profonde diversità individuali più o meno sormontabili) potenzialità di offesa e difesa?

Il secondo motivo è che l’impossibilità dell’unidirezionalità di pensiero e azione tra donne così diverse conduce alla constatazione di un’irriducibile complessità, anche se avessimo a disposizione la potenzialità di essere dominanti. E nella complessità io mi sento bene, il mio femminismo si sente bene. Talmente bene che posso cominciare a chiedermi: perché ho bisogno di immaginare un potere esplicitato nel corpo per autorizzarmi a ipotizzare il capovolgimento dell’ordine patriarcale?

(Ne avrei anche un terzo ma è portatore di chili di spoiler e lo risparmio, vedremo se è il caso di parlarne il giorno dell’incontro.)

Aggiungo un ulteriore stimolo di riflessione. Questo secondo motivo di preziosità di Ragazze elettriche mi è molto caro in questo momento politico. Perché mi trovo ad avere urgenza, come femminista, di ri-mettere mano al simbolico femminile e alle conseguenti “autorizzazioni all’azione” che ne deriverebbero. Questo mi urge non perché abbia perso di vista Butler, e prima di lei Woolf o De Beauvoir (per citare i miei poveri riferimenti, ma altre ne avranno a iosa) ma perché la nostra ricacciata nelle case, e in case dove per noi c’è spazio nei ruoli costituiti, e in ruoli costituiti che prevedono l’incarnazione della madre della patria e della moglie del soldato, e di una patria e di un soldato che affermano un ordine patriarcale, colonialista e razzista, sono di fronte a noi.

Sento che il fragile filtro democratico è crollato e che questa realtà sta per travolgerci. Non parlo delle istituzioni, parlo del soggetto femminile, parlo di quell’autonomia e di quell’autodeterminazione che con fatica abbiamo conquistato e che con sempre più fatica agiamo in pratiche di resistenza. Parlo dello specifico della lotta femminista di fronte ad uno stato che non rispetta più le regole della democrazia (o lo fa sempre meno) e che avrà sempre più la necessità di tacitare le donne, controllarne il corpo e i pensieri, ridurle in ruoli prestabiliti, come nelle più antiche e indistruttibili strutture autoritarie.

In questa situazione credo che una delle prime cose da fare sia cambiare il nostro piano simbolico di azione. Come quando ci si vuole sfilare dalla violenza, così, quando ci si vuole sottrarre ai tentativi di regime, bisogna prima essere consapevoli della propria vulnerabilità, quindi strutturare una difesa, dunque agire e costruire un’alternativa. Il tutto in una necessaria ottica di genere.

Tornando a Ragazze elettriche io credo di averlo amato, in fondo, perché mi ha fatto sentire vulnerabile anche se immaginavo di poter potenzialmente dominare sull’altro, sul mio oppressore simbolico e concreto. Spero di poter sentire molte altre voci e molte altre interpretazioni in un vivo confronto.

 

 

 

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Fuori luogo. Fantascienza e femminismo

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Ovvero: perché, come femminista, ho bisogno di fantascienza ogni santo giorno.

di Federica Castelli

Durante il mese di ottobre (ed esattamente il 12, 19 e 26, qui il programma) all’interno della Casa delle donne Lucha y Siesta, prenderanno vita i nostri immaginari. Popoleremo l’aria di futuro e di donne straordinarie. Abbiamo infatti pensato e organizzato – in un incontro tra Biblys, la biblioteca di Lucha, e la rivista femminista DWF, di cui faccio parte – una rassegna su femminismi e fantascienza.

Detto in breve, 3 incontri, gratuiti e aperti, per approfondire e discutere insieme a partire da una prospettiva femminista e attraverso lo sguardo di grandi scrittrici di fantascienza, alcune tematiche di stringente attualità: dal corpo al potere, dalla maternità all’ambiente, dalla realtà agli universi infiniti.