L’affaire Wonder Woman, come Hollywood sta raccontando il supereroismo femminile

Articoli

di Francesco Milo Cordeschi

 

Nell’ultimo CinemaCon di Las Vegas la Warner Bros. ha ufficializzato le prossime pellicole targate DC Entertainment, destinate a riorganizzare il filone cine-fumettistico della major. Tanto si è detto della nuovissima riedizione del Joker, con Joaquin Phoenix protagonista, da non tener conto di altri due interessanti progetti: Birds of Preye Wonder Woman 1984, seguito dedicato alla principessa amazzone con la cineasta Patty Jenkins ancora impegnata alla regia. Entrambi i lungometraggi si articoleranno su due imponenti protagonismi femminili, ognuno con delle caratteristiche ben distinte: da una parte Harley Queen, temibile super-villain di Gotham City dedita al crimine, mentre dall’altra la supereroina per eccellenza, Wonder Woman per l’appunto.

La principessa coi capelli a scodella: il mondo fantastico di Fantaghirò

Articoli

di Roberta Pasqua Mocerino

 

Fantaghirò persona bella

ha gli occhi neri e dolce la favella

oh mamma, mi pare una donzella!

È con questi tre versi in rima baciata che un attonito Principe Azzurro confessava alla Regina Madre i propri dubbi sul sesso di un certo efebico cavaliere nemico, gettando ombre “inquietanti” anche sulle proprie inclinazioni sessuali. È normale, direte: se siamo arrivati al punto in cui perfino Elsa di Frozen si ritrova invischiata nel pantano del gender!¹ Ebbene, in realtà il fatto è successo molto tempo fa, nell’epoca senza tempo delle fiabe popolari italiane raccolte da Italo Calvino. La fiaba – inserita tra quelle tipiche del Montale Pistoiese – è presto raccontata: c’era una volta un re impegnato in una lunghissima guerra (tanto lunga che si era scordato perfino il motivo per cui era scoppiata). Questo re aveva avuto la sfortuna di invecchiare senza generare un erede maschio, in grado cioè di continuare il conflitto dopo di lui. Le sue figlie – Assuntina, Carolina e la piccola Fantaghirò – erano, in quanto femmine, inadatte all’arte bellica. La prima e la mezzana, ben contente di non doversi occupare di “cose di maschi” si fanno i fatti loro, la terza invece rivela da subito uno spirito indipendente, guerresco e testardo, tanto da convincere il vecchio padre a farla travestire da cavaliere e a mandarla in battaglia. Da questo evento nascono le molte peripezie di Fantaghirò che, sempre rigorosamente travestita da uomo e giocando sull’ambiguità della sua identità sessuale, arriverà allo scontro finale col figlio del re nemico. Ora, nella nostra tradizione letteraria ce ne sono di donne che vanno alla guerra (Giovanna D’Arco, Clorinda, Camilla, Pentesilea…) e la fiaba si muove su molti dei topoi legati alle donne guerriere: c’è l’identità nascosta, c’è la fierezza, e soprattutto c’è l’intangibilità legata allo stato virginale dell’amazzone. 

Riconoscersi nella complessità

Articoli

di Sara Pollice e Giorgia Serughetti*

 

Cosa succederebbe se un giorno le donne scoprissero di possedere una forza fisica inaspettata e di poter ribaltare grazie ad essa i rapporti tra i sessi? E cosa succederebbe se invece un nuovo potere politico riuscisse a ricondurle in uno stato di assoggettamento totale, a farne delle schiave, serve e riproduttrici? Sono le opposte distopie di Naomi Alderman (Ragazze elettriche) e di Margaret Atwood (Il racconto dell’ancella). La narrazione di due futuri possibili e di due grandi paure del presente, che rappresentano anche gli estremi tra cui si muove oggi molto pensiero e agire politico femminista: da una parte la forza e il potere delle donne, dall’altra la loro vulnerabilità.

Come si è visto in modo particolarmente vivido nel dibattito nato intorno a «Me Too», ma anche in tante discussioni su temi controversi come la prostituzione o la gestazione per altri, alcune voci difendono un’immagine potente delle donne, padrone della propria libertà; altre denunciano soprattutto l’esposizione dei corpi femminili alla violenza. Le prime rischiano di metterne in ombra la vulnerabilità; le seconde di oscurarne la forza e la capacità di agire conflitti, invocando, al fondo, una protezione di stampo paternalista da parte dei poteri pubblici.

Creare e ri-creare mondi nuovi. Intervista a Giacomo Bevilacqua, Rita Petruccioli, Zerocalcare

Articoli

di Federica Castelli

Ogni redazione, così come ogni gruppo di lavoro ben affiatato, trova nel tempo le sue pratiche, le sue modalità, e i suoi tempi di elaborazione. Noi, fin da subito, ci siamo ritrovate con un’ottima abitudine: quella di discutere per ore, intense e concitate, dei temi e dei nodi a noi cari, quelli su cui ci siamo incontrate e riconosciute nel momento in cui si è deciso di dare vita a questo spazio.

A volte cominciamo a discutere a partire da fatti molto concreti, e molto recenti, che il mondo attorno a noi ci pone come urgenze. Tentiamo di farne materia di discussione ed elaborazione condivisa, con lo sguardo sempre volto verso l’apertura di nuove possibilità, nuovi mondi, nuove relazioni.

I Kill Giants – Joe Kelly e Jm Ken Kimura “o di come non capiamo niente delle ragazze”

Articoli

di Viola Lo Moro

Una frase mi ripetevo in continuazione tra gli 11 e i 16 anni: “Non capite niente. Voi non capite niente”. Dai vent’anni in su, come un mantra impacciato, ogni volta che parlo con un’adolescente, mi ripeto: “Ricordati com’era. Ricordati come era. Quanto sentivi intensamente tutto. Non sminuire mai, non sottrarti alle emozioni, non ti innalzare con cinismo di fronte ai drammi dell’adolescenza solo perché ne sei sopravvissuta”. Un amico mi disse una volta che quella fascia di età lì se la ricordava come uno slalom gigante tra un imbarazzo e l’altro.

Tutto è scomposto, tutto è precario: il corpo – per primo – i sentimenti, i pensieri, le paure – subito a seguire. Ma le “fissazioni” sono certezza a quell’età: che sia un certo modo di vestirsi, una certa ideologia, un certo stile musicale, una certa battaglia.

La personale, unica, battaglia della protagonista di questo romanzo a fumetti è quella di combattere i giganti. Con ogni mezzo necessario, poco importa se nessuno le crede. Poco importa se nessuno capisce e sa. Poco importa se è in pericolo la sua stessa vita.

I Fumetti di Raina Telgemeier: la chiave universale di un caso particolare

Articoli

Di Giulia Sagramola.

La produzione di Raina Telgemeir, autrice di fumetti statunitense, è incentrata sulla narrazione, spesso autobiografica, di storie che hanno ragazzine come protagoniste. Nel corso degli anni, i suoi libri hanno acquisito un vasto pubblico creando intorno all’autrice una comunità di giovani lettrici e lettori affezionati.

Il suo lavoro ha il pregio di aver portato nell’ambito del fumetto un tipo di narrazione che aveva ancora poco spazio: la vita vista dagli occhi delle ragazzine. E, anche questo significativo, il suo lavoro è rivolto soprattutto al pubblico di cui narra: un’età a cavallo tra fine delle elementari e l’inizio del liceo.

In Italia, il fumetto per questa fascia d’età era principalmente monopolio della Disney, era però dedicato anche a un pubblico più giovane, a parte progetti più recenti come Witch o Monster Allergy. Un dodicenne che volesse proseguire o ampliare le sue letture a fumetti finiva per indirizzarsi verso i manga, che spesso però avevano uno stampo narrativo più adulto, nel trattare tematiche come primi amori e sessualità. Per circa vent’anni i manga sono stati l’unica fonte di soddisfazione per ragazzini amanti dei fumetti, in cerca di storie che li rappresentassero nell’avvicinarsi all’età adulta.

Diamo il via alla II° edizione…

Articoli

 

Al di là degli stereotipi – a fumetti ritorna per la sua seconda edizione, ovviamente arricchita dal percorso intrapreso fino a ora e da una serie di esperienze di cui questo blog è parte.

Siamo dunque entusiaste/sti di presentarvi questa versione 2.0 che, inoltre, si avvale del supporto della Regione Lazio nell’ambito dei bandi per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere.

Il progetto culturale e formativo nasce infatti per contrastare la violenza di genere partendo dall’analisi e dalla decostruzione degli stereotipi presenti nella società, nella narrativa e nella comunicazione contemporanea.

Frida

Articoli

di Sara Pollice

Quando tempo fa parlammo con Simona Ammerata di quale potesse essere il mio contributo a questo Blog, il nome di Frida è arrivato spontaneamente. Tuttavia invece di essere un esempio tra gli altri, è accaduto che per me sia diventato subito l’indicazione di un unicum, l’ispirazione che non mi ha più lasciato per molto tempo. Non è stato né semplice né indolore calarmi nella vicenda di Frida Kahlo perché l’inscindibilità tra la sua vita e le sue opere mi ha fatto sentire assorbita in un’atmosfera totalizzante. Un’esperienza di studio applicata al vissuto di Frida si è rivelata coinvolgente fin nel profondo. Come avrei potuto parlare degli stereotipi legati a questa figura, così originale, irriducibile, vitale, questo motore di una potenza inesauribile quale fu nella sua breve vita Frida Kahlo?

Buone mogli e sagge madri: breve storia del fumetto giapponese al femminile

Articoli

Di Susanna Scrivo

Non tutto il maschilismo viene per nuocere. Non se provoca una reazione dirompente, a tratti rivoluzionaria nelle donne di quella società che per secoli ha cullato suddetto maschilismo.

Che la società giapponese sia profondamente maschilista non è un mistero, né un pregiudizio dettato dall’ignoranza di una cultura tanto distante, e non solo geograficamente, da quella occidentale. D’altra parte, però, è proprio dalla cultura giapponese, e nella fattispecie da quella popolare universalmente conosciuta tramite i fumetti (manga) e i cartoni animati (anime), che provengono ormai da decenni personaggi femminili esempio di libertà, emancipazione e forza. Fujiko dà non poche gatte da pelare a Lupin, Lady Oscar è un esempio antologico di forza femminile, le tre sorelle di Occhi di gatto non sono di certo donnette spaurite e bisognose di un uomo al loro fianco, tutt’altro. Prima ancora, bisognerebbe sempre ricordare che è stata proprio una donna giapponese, la dama di corte dell’XI secolo Murasaki Shikibu, a inventare il genere del romanzo con il suo Genji Monogatari: in quanto donna e dama, ogni attività “rilevante” per la società le era interdetta, tranne quella letteraria, tranne la fiction, evidentemente considerata all’epoca in alcun modo rilevante.

Di violenza e sorellanza. Le donne di Game of Thrones, tra centro e margine, potere e privato

Articoli

Di Federica Castelli

Premessa: le personagge di una narrazione libera

Sono una donna che si appassiona molto facilmente a ciò che non è reale: storie, personaggi, personagge. Rispetto a quando ero bambina, non mi immedesimo più così facilmente, ma senza dubbio, so ancora affezionarmi, amare, cercare risposte ai miei improbabili problemi nelle storie di fantasia. Per questo motivo ho cominciato a chiedermi cosa cerco laggiù, in quelle storie, e che cosa mi raccontano quelle figure che tanto riempiono la mia fantasia e quasi tutti i miei discorsi. E ho cominciato a chiedermi se queste risposte, che mi sono data nel tempo, possano essere utili anche per qualcun’altra. La risposta è: sì.