L’idiozia del mondo

Recensioni

di Giorgia Sallusti

«La paura o la stupidità sono sempre state alla base della maggior parte delle azioni umane.»

Albert Einstein, dalla lettera a E. Mulder, 1954

L’8 marzo del 2008, mentre si regalavano mimose a dritta e a mancina con piglio rivoluzionario, un gruppo di donne caparbie e resistenti liberava e restituiva alla comunità un palazzetto in via Lucio Sestio 10 a Roma, di proprietà Atac spa ma subaffittato a topi e piccioni. Quel palazzetto è diventato la Casa delle Donne Lucha y Siesta, centro simbolico ma anche politico dell’autodeterminazione delle donne, un luogo di incontro e casa rifugio, nonché centro antiviolenza e casa di semi-autonomia.

Lucha y Siesta, dopo più di dieci anni di lavoro sul territorio, è in pericolo: il palazzetto strappato ai piccioni fa parte del Piano di concordato e quindi è messo in vendita per pagare la malamministrazione di Atac. Ci stupisce? Forse no. La letteratura, se siete pratici di viaggi letterari, ci dà evidenze ricchissime di bêtise, o estrema stupidità; ci salverà infatti solo l’estetica, come unico vero antidoto «contro qualsiasi soluzione di massa che agisca sugli uomini (e sulle donne) con la delicatezza di una ruspa», come dichiara il poeta russo e premio Nobel Iosif Brodskij in Dall’esilio (Adelphi, 1988, traduzione di Gilberto Forti e Giovanni Buttafava). Questa ruspa (metaforica ma neanche tanto) minaccia una realtà che garantisce il progetto di contrasto alla violenza sulle donne e sui minori, fornisce accoglienza e sostiene l’autodeterminazione. In 11 anni Lucha y Siesta ha accolto 142 donne e 62 minori, e ne ha sostenute 1200. Il lavoro e l’impegno quotidiano non sono quantificabili in termini di cassa, eppure il valore prodotto ha fatto risparmiare all’amministrazione della capitale circa 6.776.586 euro, spicciolo più, spicciolo meno. Questa non è una musica che l’ufficio della sindaca è in grado di ascoltare; l’ottusità di queste orecchie è la stessa avvertita da Gustave Flaubert, che ne voleva fare un’ecniclopedia: «la bêtise umana è un abisso senza fondo, e l’oceano che vedo dalle mie finestre mi sembra ben piccolo al suo confronto.» Di idiozia del mondo ha poi riempito un romanzo godibilissimo e amaro, pubblicato postumo nel 1881, Bouvard e Pécuchet (Feltrinelli, 2014, tradotto da Franco Rella). Ci sarebbe da farne un monumento, qui a Roma, ma sarebbe talmente grande che «costruire oggi un monumento siffatto nel centro di una città come Roma è impensabile nonostante la monumentomania degli italiani», suggerisce Luigi Malerba in Consigli inutili (Quodlibet, 2014). Per carità, tecnicamente tutto si può fare e tutto può accadere, anche che l’amministrazione capitolina si renda conto degli errori gravi sulla gestione dello sgombero di Lucha: ma, ahimè, la pratica vanifica la teoria. Per calibrare gli interventi del Piano di concordato, tenendo conto delle specificità del territorio e quindi delle realtà che ci lavorano, occorrerebbe una certa dose di intelligenza; certo è che fingere l’intelligenza non è facile e anzi in certi contesti «sia una qualità non da tutti apprezzata» (sempre Malerba). Sarà che forse il comune di Roma ha deciso di dedicarsi ad attività di più sicuro successo, come la produzione di fango, seguendo appunto i sopracitati consigli inutili dell’amato (da me) Malerba. Per produrre fango «occorrono infatti troppe situazioni concomitanti: un terreno cretaceo, un’area concava dove si depositi la pioggia, il passaggio di automobili o pedoni che impastino la creta con l’acqua piovana». Posso personalmente testimoniare che nel quartiere Tufello, centro di sperimentazione per la produzione di fango, questo sia stato un gran successo. Invece al Tuscolano non sono pronti per la produzione di questi materiali cretacei, e si dedicano ancora ai centri antiviolenza: per questo il 7 settembre 2019 è nato il comitato «Lucha alla Città», come risposta della cittadinanza al rischio di chiusura e sgombero di Lucha y Siesta, con il supporto e l’adesione della filosofa Federica Giardini (presidente del comitato), Lea Melandri (presidente onoraria), Lorenzo Ceccotti, Maicol&Mirco, Rita Petruccioli, Zerocalcare, Leo Ortolani, Silvia Ziche, Sio e migliaia di altre persone. Peccato, perché si sono perse invece le attività pressanti che l’ufficio della sindaca coordina in giro per la città, come la visita della delegazione della Penisola della Malacca alla macchinetta mangiaplastica della fermata San Giovanni della Metro A. E mentre Roma si dimostra protagonista internazionale, la macchinetta mangiaplastica muore qualche giorno dopo a causa delle pugnalate di un anonimo Bruto. 

Rifuggiamo dalle critiche alla città di Roma e alla sua amministrazione. Sarebbe come giudicare di nuovo papa Formoso, processato e condannato già da morto, rivestito dopo nove mesi dal trapasso, il cui fetore riempiva il tribunale del sinodo (da lì ricordato come Sinodo del cadavere): ma vuoi mettere la giustizia? La giunta capitolina sembra perseguire lo stesso destino: rendere Roma, come Formoso, più viva da morta di quando era viva davvero.

Se proprio però non vi ho convinti con la produzione di fango o con il business delle macchinette mangiaplastica, ecco cosa potete fare: potete contribuire per comprare insieme Lucha y Siesta. Per farne che? Questo è il progetto:

Creare la Fondazione che permetterà di costruire un grande azionariato popolare per acquisire collettivamente lo stabile partecipando all’asta, e promuovere:

Accoglienza con 14 stanze, che si aggiungono ai soli 25 posti letto che il Comune di Roma mette a disposizione di donne e minori che hanno scelto di uscire da situazioni di violenza. Secondo la Convenzione di Istanbul, Roma dovrebbe averne 300. 

Sostegno nella fuoriuscita dalla violenza, attraverso uno sportello di ascolto, grazie al quale le donne iniziano un percorso pensato per ciascuna di loro e trovano orientamento lavorativo, sostegno psicologico e legale gratuiti. 

Attività culturali e sociali diventate appuntamenti fissi e molto partecipati: presentazioni di libri, rassegne tematiche, spettacoli di teatro, spazio giochi e attività per bambini/e, cineforum estivi, laboratori e corsi, una biblioteca che conta centinaia di libri e una sartoria aperta al territorio. Tutto nell’ottica di una formazione permanente contro la violenza di genere e per una cultura del rispetto delle differenze.

Come si fa? Con il crowdfunding di Produzioni dal basso, cliccando proprio qui.

Lucha y Siesta non si chiude, compriamocela noi. Poi magari proviamo anche la produzione di fanghi, hai visto mai in futuro.

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