Dicembre 2017 • Le Personagge •

Editoriale

a cura della Casa delle Donne Lucha y Siesta

Lo sguardo “Al di là degli Stereotipi” è lo strumento che vogliamo affilare per guardare al di fuori di noi, in modo libero, critico e un po’ spericolato sul mondo. D’altronde si sa che il linguaggio può trasformare le menti e agire direttamente sulla realtà, togliendo a noi la gioia di esserne artefici e protagonist@. Sì, proprio cosi, il linguaggio stereotipato ci toglie la gioia della scoperta, il sapore dell’elaborazione critica per relegarci nel falso vantaggio del già detto e del sentito dire, oggi, invece, vale la pena sondare le mille relazioni che formano l’esistente e formulare anche noi molteplici visioni uniche e originali. Per questo nel blog troverete scritti diversi, frutto di penne e sensibilità a volte molto distanti, ma necessari tutti a comporre la complessità del reale contro le letture omologate e i nemici che in esse si annidano: il sessismo maschilista, il patriarcato e le narrazioni tossiche.

Perché l’antissessismo e il femminismo non sono semplicemente dei temi o degli attributi, ma una postura, un modo complessivo di stare al mondo, la lente per noi imprescindibile, attraverso cui leggere e trasformare il reale1.

La Casa delle donne Lucha y Siesta, dove questa esperienza è stata concepita, è un luogo di elaborazione politica al femminile e di accoglienza di donne che scelgono di uscire dalla violenza e di attiviste che intendono intraprendere un percorso di approfondimento del fenomeno della violenza maschile sulle donne, vivendo loro stesse esistenze precarie. La casa è nata proprio da un gesto di rottura con l’esistente; un gruppo di donne recupera uno stabile per costruire progetti di accoglienza e di autonomia insieme alle donne che hanno scelto di uscire dalla violenza, evitando la costruzione di nuovi legami di dipendenza e di assistenza. Qui siamo strette in una relazione fortissima di solidarietà e di identificazione l’una con l’altra e quotidianamente facciamo i conti con l’immagine che di noi, donne-migranti-precarie-madri-single, viene costruita sui media da chi vive esistenze lontane e diverse dalle nostre.

Spesso il corpo e l’immagine delle donne sono state al centro di stereotipi talmente diffusi e interiorizzati da confondersi benissimo con la lettura del reale. Chi di noi non ha introiettato la convinzione secondo cui alcuni lavori li fa l’uomo e altri invece sono da donna, cosi come ci sarebbero studi, interessi e inclinazioni per gli uni e altri diversi per le altre. Chi fra di noi non ha sentito su di sé la strettoia di un ruolo stabilito ex-ante o non ha giudicato ed escluso chi da quella strettoia ne è uscito percorrendo un’altra strada.

prova_icona_blog_muscle_web[Illustrazione Rita Petruccioli]

 

È chiaro che lo stereotipo può essere agito su un’altra persona identificata tra le altre cose come vittima, invasore o carnefice e può essere vissuto sul proprio corpo fisico o immaginario come ad esempio da difendere, da normare, da osservare. Questo luogo virtuale vuole dare a tutte e tutti il diritto di auto narrarsi, di difendere e di raccontare senza intermediari e delegati la propria esperienza, unica e personale. Perché chi si racconta dimostra la propria esistenza autonoma, che non accetta di subire stereotipi né attivi né passivi. Lo fa ad esempio la donna che sceglie di vivere libera dalla violenza, chi sceglie di non accettare un lavoro a ricatto, chi sbarca su un continente sconosciuto lasciandosi alle spalle la paura, chi sceglie di vivere la propria libera identità, chi sceglie di reagire alla violenza di genere della società. Uscire dalle letture cucite addosso, decostruire i destini che sembrano già scritti in un’attitudine non giudicante, ci restituisce il senso della vita attiva, viva e sicuramente più libera e forte. L’uso dei social-network, inoltre, e la possibilità di rimanere online h 24, cosi come la condivisione di immagini qui ed ora possono essere utili alleati, perché la battaglia con gli stereotipi è serrata!

Per questo da due anni abbiamo dato vita a un percorso per analizzare gli stereotipi di genere in relazione alle narrazioni, utilizzando come linguaggio privilegiato per questa analisi, il fumetto. Il progetto si chiama “Al di là degli stereotipi – a fumetti” e coinvolge esponenti del mondo del fumetto e della narrazione con i quali inneschiamo un confronto pubblico sull’utilizzo degli stereotipi di genere nella creazione delle loro storie e nella costruzione dei personaggi. Il punto di questo confronto è capire quanto e se gabbie e modelli precostituiti abbiano influenzato il modo di raccontare i generi.
Nel progetto sono coinvolti anche studentesse e studenti delle scuole superiori che– sotto la guida di professionisti come Zerocalcare, Rita Petruccioli e Carola Susani – sono portarti a misurarsi con la costruzione di storie originali a fumetti basate sull’incontro e il confronto con alcune donne che hanno scelto di uscire e di ribellarsi alla violenza maschile e patriarcale.  Oggi con questo blog, il progetto allarga il suo sguardo aprendosi a nuovi spazi di discussione, indagine e confronto sul mondo che ci circonda per costruire lenti nuove con cui leggere, decodificare e raccontare la realtà, noi stess@ e le relazioni che costruiamo.

Il tema scelto per questa prima uscita del blog è “Le Personagge”. La declinazione al femminile personagge nasce da riflessioni cominciate anni fa alla Società delle Letterate, e che durano ancora oggi, sulle protagoniste delle storie, dei libri scritti da uomini e donne, del passato e del presente, che ci parlano di donne in situazioni anche chiuse, anche oppresse, ma che serbano inevitabilmente, anche quasi invisibili, irrequietezze, semi di libertà. L’invenzione delle personagge è un libro corale curato da Robera Mazzanti, Silvia Neonato, Bia Sarasini, edito da Iacobelli nel 2016, può essere una buona introduzione. Qui vogliamo estendere il concetto a tutte le donne che hanno calcato la storia lasciando segni evidenti e vitali nell’immaginario. Tutte possiamo essere le protagoniste della nostra esistenza se non subiamo in silenzio categorizzazioni e letture superficiali, se agiamo, dunque, in prima persona il reale. Molte delle donne di Lucha y Siesta lo hanno fatto e ancora lo stanno facendo nel costruire la dimostrazione viva che lo stereotipo va abbattuto e che vanno rotte le catene dell’omogeneizzazione del presente, affinché emergano le soggettività, le azioni, le storie e le sfumature nascoste del nostro essere.

Io sono donna e non sono poesia, io sono terra, io sono fuoco, io sono corpo, sono lotta e rabbia. Io sono donna e non sono dolce, io sono militante.
Io sono solidale e sorella delle mie sorelle e sono cattiva e combattiva contro chi nutre stereotipi e sostiene il patriarcato.
Io sono donna e sono resistente, contro chi alimenta ingiustizie sociali contro ogni essere umano ovunque viva, qualunque cosa faccia, chiunque scelga di essere, di qualsiasi identità sia, di qualsiasi genere o non genere voglia essere.
Io sono madre ma non sono solo questo.

Io ho un figlio e una figlia ma a volte ho più di un figlio e più di una figlia.
Io sono figlia e moglie, ma non sono di nessuno.
Io sono donna e sono forte, sono gioiosa e sono arrabbiata.
Io sono femminista.

Questo fa la differenza.
Questo fa la mia gioia e la mia rivoluzione.

1 Piano femminista contro la violenza sulle donne, Movimento Non Una Di Meno, novembre 2017, p. 11

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