Il frutto della conoscenza

Recensioni

 di Massimo Faggiano

Da qualche settimana è in libreria un libro a fumetti piuttosto particolare, vendutissimo in Svezia (oltre 40 mila copie) come in altri paesi del nord Europa, è di Liv Strömquist e si intitola “Il frutto della conoscenza”.
L’autrice Liv Strömquist è una femminista svedese nonché fumettista che gioca con uno dei temi biblici per ripercorrere ironicamente la storia e il pregiudizio intorno all’organo sessuale femminile: la vagina. Secoli di patriarcato non solo hanno forgiato il pregiudizio su cui si muovono i rapporti tra uomini e donne ma soprattutto hanno condizionato la sessualità delle donne stesse.

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Quante volte noi uomini ci siamo ritrovati a non saper nulla della sessualità femminile?

Quante volte non abbiamo saputo interpretare o riconoscere il piacere delle donne?

In questo viaggio nei secoli dei secoli l’autrice gioca con ironia con ogni argomento che si trova ad affrontare e a smontare: le mestruazioni, l’orgasmo, la masturbazione e tutte le sfumature possibili e immaginabili.

Secoli di teorie scritte e pensate da uomini da Freud a Sant’Agostino fino a Sartre, vengono frullate nelle pagine del libro, a volte derise, cliché insopportabili che hanno attraversato secoli, senza essere messi affatto mai in discussione, come ad esempio raccontò sempre divertendo Tanya Wexler nel film Hysteria, film ambientato nella Londra di fine 800 dove il protagonista si ritrova a lavorare in uno studio medico e a risolvere “il male del secolo” per le donne cioè l’isteria.

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L’immagine della donna fragile, tormentata, dalla sessualità passiva, rappresentata a 360° dalla cultura patriarcale eteronormata, nei secoli, viene smontata pezzo per pezzo, distribuendo le responsabilità verso chi questo pregiudizio lo ha formato. E fanculo anche a Freud e la sua divisione tra orgasmo clitorideo e vaginale.

Quello della Strömquist è un libro particolare. Forse può sembrare troppo didascalico, quasi un manuale, ma rimane di una intelligenza e di un umorismo mai banale. Cita fonti e aneddoti storici, mostrando l’enorme lavoro che c’è di ricerca (a differenza dei catto-deliri alla Miriano) senza l’arroganza di uno studioso, senza neanche quella rabbia verso chi da secoli consolida pregiudizi sulle donne e sulla loro sessualità. Tratto semplice, disordinato ma piacevole, pagine in prevalenza in bianco e nero intervallate da alcune a colori, 150 pagine mai noiose né ripetitive, fanno di questo fumetto uno dei lavori più interessanti usciti quest’anno ma soprattutto uno dei libri più utili da leggere o regalare.

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Non sarà di certo un fumetto a sovvertire secoli e secoli di narrazione e pregiudizio sulla sessualità femminile che ne hanno forgiato la percezione sociale, eppure le 150 pagine rimangono preziose. Il biblico albero della conoscenza e i suoi frutti del peccato vengono abbattuti dal frutto che l’autrice vuole liberare da quell’albero stesso.

Lo slip macchiato di sangue esibito con nonchalance verso la fine del libro è il punto definitivo su quello che è uno dei tabù, una “vergogna” indotta, sui luoghi di lavoro come a scuola. E’ lo schiaffo in faccia a chi si inibisce di fronte a una normalità del corpo femminile che arriva alla fine del viaggio della Strömquist. Un viaggio utile che ho fatto divertendomi e a volte vergognandomi per le cose che non sapevo. Da leggere.

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